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Lajos Detari, il Divino

Dopo una meritata pausa abbiamo ricaricato le pile, e siamo pronti nutrire i cittadini di Futbolandia con portate calcistiche assai gustose. Opportuno è ricominciare con un'appassionata biografia.
Ringrazio Brahma per aver sorretto (e diretto) il blog in momenti di enorme difficoltà per il sottoscritto; doveroso pertanto precisare che d'ora in avanti vi sarà una condirezione che spero possa di nuovo appassionare gli utenti. Buona lettura!


"Non c'è nessun problema per vincer la partita, non c'è nessun problema se c'è Detari gol", recitava un coro ultras dei primissimi anni '90. Il soggetto in questione, abile negli assist quanto nell'infilare la porta avversaria, era il Magico Magiaro di Budapest, ovvero Lajos Detari.
Detari cresce calcisticamente nella mitica Honved, e ciò lo esporrà nel tempo ad un paragone tanto inutile quanto dannoso col fenomeno Puskas. Due giocatori estremamente diversi, cresciuti in epoche calcistiche totalmente differenti, ma accomunati da leggiadria e carisma.
Lajos si segnala nella prima metà degli anni '80 come uno dei talenti emergenti del calcio mondiale, forte di tre scudetti conditi da altrettanti titoli di capocannoniere. Agile e felpato, si muove in punta di piedi e a testa alta, sforna assist a ripetizione ed è abile nel dribbling. Ma è grazie al suo destro preciso e potente che balza alle cronache, un mix letale che lo porta in poco tempo a diventare il centro nevralgico della propria nazionale. Una selezione ungherese che, dopo anni di oscurità, torna alla ribalta qualificandosi per i Mondiali 1986 e permettendosi di rifilare un perentorio 3-0 in amichevole alla Seleçao.
Il 24enne Detari trova allora la propria consacrazione nella Bundesliga tedesca, con la maglia del glorioso Eintracht Francoforte, con il quale disputa una sola ma strepitosa stagione, siglando la rete decisiva nella finale di Coppa di Lega contro il Bochum.

Detari all'Eintracht

Al centro di numerose trattative di mercato, il n.10 magiaro accetta la sontuosa offerta dei greci dell'Olympiakos, con il quale metterà a segno diversi gol e vincerà un'altra Coppa di Lega. Il Divino si conferma come uno dei più talentuosi giocatori dell'epoca, e se si confronta il calcio europeo di allora con quello attuale, forse anche ai più allucinati pallonari filo-italioti risulterebbe facile smettere di esaltarsi per Totti & C.
L'arresto del presidente Koskotas lascia la società ellenica in subbuglio, e al Pireo si decide di svendere i gioielli: Lajos passa all'ambizioso Bologna di Scoglio, approdato alla Coppa Uefa. L'inizio di stagione 1990/91 è buono, ma dopo sole 15 giornate l'ungherese si infortuna, e il Bologna retrocede. S'interrompe anche il cammino europeo dei felsinei, nonostante una gemma di rara bellezza regalata da Lajos contro gli scozzesi dell'Heart of Midlothian.






Tra l'Italia e Detari nasce un legame importante, che lo porterà anche ad indossare le casacche di Ancona e Genoa. Terminerà la propria carriera di giocatore girovagando tra Austria e Ungheria, iniziando successivamente quella di allenatore, che forse non sarà all'altezza del suo grande talento bizzarro ed imprevedibile.
Detari lascia agli appassionati di calcio un ricordo indelebile della propria classe. Un talento unico, consacratosi come uno dei più fini numeri 10 del panorama calcistico mondiale tra gli anni '80 e '90, espressione autentica della vera essenza del calcio. Lajos è degno cittadino di Futbolandia, in quanto detentore di fantasia e genio, caratteristiche che nel calcio europeo moderno stanno purtroppo scemando. Chi l'ha criticato, e chi lo critica, continui pure a guardarsi l'Italia di Lippi...

Redondo

Pubblicato il 20/1/2010 alle 23.47 nella rubrica Miti del passato.

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