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Diario


26 gennaio 2010

Campeonato Carioca

Per fare il punto sull’Estadual di Rio,  Futbolandia propone uno stralcio di un articolo dell’amico Carlo Pizzigoni, di gazzetta.it, che ci narra le gesta dell’ultimo grande talento del Club de Regatas Vasco da Gama: Philippe Coutinho.

DOPPIETTA DA TITOLARE

(..)In casa del Fogao, all'Engenhao, il Vasco seppelliva sotto sei gol la squadra che fu di Garrincha con Coutinho, classe 1992, cresciuto negli ultimi mesi anche fisicamente, che non si limitava a un contributo ordinario ma si inseriva di prepotenza nel tabellino dei marcatori insaccando la quinto e la sesta rete della squadra Cruzmaltina. Il giovane carioca ha esordito con la maglia della prima squadra del Vasco nella scorsa stagione, quando il “time” con la banda nera trasversale si disimpegnava in serie B. Accumulando minuti ha potuto mettersi in mostra e convincere il nuovo allenatore Vagner Mancini a cooptarlo stabilmente nella squadra principale. L'idea originaria era quella di inseririrlo con gradualità in questo Campionato Carioca (il campionato statale di Rio de Janeiro), che ha giocato ieri la terza giornata. Farlo entrare nei minuti finali, o come primo cambio delle mezzepunte. La crescita costante del giocatore ha però spinto Vagner Mancini a trovargli immediatamente una posizione nei primi undici. Così ieri, per la prima volta in stagione, Coutinho ha affiancato Carlos Alberto (autore tra l'altro di uno dei gol della finale di Champions League vinta dal Porto di Mourinho, che lo evocò tempo fa come talento disperso) dietro l'unica punta Dodo (eroe con tre reti della serata contro il Botafogo, sua ex squadra), nel 4-3-2-1 proposto dal tecnico vascaino.

EVOLUZIONE CONTINUA
L'evoluzione di Coutinho prosegue sia sul piano fisico che su quello tattico, visto che Vagner Mancini è riconosciuto dalla critica brasiliana anche come un tecnico molto attento a questo aspetto. Certamente il ragazzo (18 anni a giungo) completerà il Campionato Carioca e giocherà la prima parte del Brasilerao, poi l'Inter deciderà se portarlo in Europa già in estate per aggregarlo al ritiro precampionato della prima squadra. I primi frutti dell'investimento dell'Inter cominciano giàa vedersi e anche la stampa brasiliana ha messo gli occhi addosso a questo ragazzo, iniziando a pronosticargli un futuro da favola. Oggi però è più tempo per il lavoro che per i sogni e il ragazzo ha già posto il focus sul Carioca, anche per l'affetto che lo lega al Vasco, club che l'ha cresciuto fin da bambino e a cui vorrebbe regalare magari un titolo importante. (..)


Philippe in azione

Sono d'accordo con l'amico Carlo e penso che sulla Collina si potrebbero vedere ancora miglioramenti!




Ripongo molta fiducia in Vagner Mancini. Quest’anno potrebbe avere la sua consacrazione come allenatore. Il direttore sportivo del Vasco, Rodrigo Caetano, si è dato molto da fare, affiancando ai titolari dello scorso anno dei giocatori interessanti. Il ritorno di Dodò è stato fenomenale, dopo essere rimasto a lungo inattivo a causa di una squalifica, ma secondo me deve ancora dimostrare di aver ritrovato una forma perfetta. Per fortuna, in attacco ci sono anche Rafael Coelho,Elton e Rodrigo Pimpao, ma quest’ultimo, a mio avviso, non avrà tanto spazio.

Da tenere d’occhio Leo Gago, uno dei ragazzi terribili dell’Avai che l’anno scorso ha fatto tanto bene. Il ragazzo rappresenta una garanzia a centrocampo, ma se avesse dei problemi a supportare i vari Carlos Alberto,Souza(mica male questo ragazzo,che è compagno di stanza di Coutinho) e Nilton, interverrà Rafael Carioca che tanto piace a Pantaleo Corvino. L’ex gremista è,a mio parere, l’acquisto più importante. Il centrocampo cruzmaltino avrà in lui un vero e proprio molosso davanti la difesa che quest’anno può contare sul coriaceo Thiago Martinelli. Sulla fascia destra non dovrebbero esserci problemi, ci saranno Elder Granja, vero e proprio mestierante che ha vinto tutto con l’Inter e il giovane Fagner, che Futbolandia segue sin dai suoi primi passi con la maglia del Corinthians. A sinistra la titolarità del posto spetta a Marcio Careca che ha ben figurato l’anno scorso col Gremio Barueri.Tra i pali Fernando Prass fornisce buone garanzie ma se le cose non andassero per il verso giusto ci sarà Tiago a sostituirlo che all’occasione tira anche i rigori e i calci di punizione. Per i tiri da fermo la Caravella è ben messa, oltre ai titolari già citati infatti, ci sarà sempre pronto ad entrare, quel Fumagalli che tanto apprezza il nostro Redondo!

Il massacro dell'Engenhao

Insomma, una buona squadra che,dando il massimo, potrebbe avere velleità importanti.Resta il rammarico per aver venduto Alex Teixeira, Allan Kardec e il grande talento Coutinho,che tra 6 mesi se ne andrà.Ma non si può avere tutto (per ora).


Brahma




permalink | inviato da futbolandia il 26/1/2010 alle 16:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


24 gennaio 2010

Italiche riflessioni

L'Italia e le sue contraddizioni. Italia paese di Dante e capitale della cultura. Italia patria del catenaccio e del difensivismo. Se in ogni angolo del mondo si gioca come si è, questo primo scorcio di terzo millennio pare aver accentuato le differenze, riportando il "bel paese" all'età della pietra.
Ad offrirmi questo spunto è il derby scudetto da poco terminato, che ha ribadito come in Italia, per vincere uno scudetto, occorrano i seguenti elementi: una rosa di 30 giocatori, una solida base atletica, almeno 9 elementi posti dietro la linea della palla e statura media pari a 180 cm. Non sono richieste particolari doti balistiche, astenersi funamboli. Non si disdegnano aiuti arbitrali e della dea bendata.
La rivoluzione copernicana di Arrigo Sacchi è stata da tempo spazzata via dallo tsunami autarchico-reazionario, alimentato negli anni da nuovi ed inaspettati profeti (a giudicare dalla lusitana provenienza). Ora avete capito perchè Futbolandia non annovera cittadini italiani?

Redondo






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20 gennaio 2010

Lajos Detari, il Divino

Dopo una meritata pausa abbiamo ricaricato le pile, e siamo pronti nutrire i cittadini di Futbolandia con portate calcistiche assai gustose. Opportuno è ricominciare con un'appassionata biografia.
Ringrazio Brahma per aver sorretto (e diretto) il blog in momenti di enorme difficoltà per il sottoscritto; doveroso pertanto precisare che d'ora in avanti vi sarà una condirezione che spero possa di nuovo appassionare gli utenti. Buona lettura!


"Non c'è nessun problema per vincer la partita, non c'è nessun problema se c'è Detari gol", recitava un coro ultras dei primissimi anni '90. Il soggetto in questione, abile negli assist quanto nell'infilare la porta avversaria, era il Magico Magiaro di Budapest, ovvero Lajos Detari.
Detari cresce calcisticamente nella mitica Honved, e ciò lo esporrà nel tempo ad un paragone tanto inutile quanto dannoso col fenomeno Puskas. Due giocatori estremamente diversi, cresciuti in epoche calcistiche totalmente differenti, ma accomunati da leggiadria e carisma.
Lajos si segnala nella prima metà degli anni '80 come uno dei talenti emergenti del calcio mondiale, forte di tre scudetti conditi da altrettanti titoli di capocannoniere. Agile e felpato, si muove in punta di piedi e a testa alta, sforna assist a ripetizione ed è abile nel dribbling. Ma è grazie al suo destro preciso e potente che balza alle cronache, un mix letale che lo porta in poco tempo a diventare il centro nevralgico della propria nazionale. Una selezione ungherese che, dopo anni di oscurità, torna alla ribalta qualificandosi per i Mondiali 1986 e permettendosi di rifilare un perentorio 3-0 in amichevole alla Seleçao.
Il 24enne Detari trova allora la propria consacrazione nella Bundesliga tedesca, con la maglia del glorioso Eintracht Francoforte, con il quale disputa una sola ma strepitosa stagione, siglando la rete decisiva nella finale di Coppa di Lega contro il Bochum.

Detari all'Eintracht

Al centro di numerose trattative di mercato, il n.10 magiaro accetta la sontuosa offerta dei greci dell'Olympiakos, con il quale metterà a segno diversi gol e vincerà un'altra Coppa di Lega. Il Divino si conferma come uno dei più talentuosi giocatori dell'epoca, e se si confronta il calcio europeo di allora con quello attuale, forse anche ai più allucinati pallonari filo-italioti risulterebbe facile smettere di esaltarsi per Totti & C.
L'arresto del presidente Koskotas lascia la società ellenica in subbuglio, e al Pireo si decide di svendere i gioielli: Lajos passa all'ambizioso Bologna di Scoglio, approdato alla Coppa Uefa. L'inizio di stagione 1990/91 è buono, ma dopo sole 15 giornate l'ungherese si infortuna, e il Bologna retrocede. S'interrompe anche il cammino europeo dei felsinei, nonostante una gemma di rara bellezza regalata da Lajos contro gli scozzesi dell'Heart of Midlothian.






Tra l'Italia e Detari nasce un legame importante, che lo porterà anche ad indossare le casacche di Ancona e Genoa. Terminerà la propria carriera di giocatore girovagando tra Austria e Ungheria, iniziando successivamente quella di allenatore, che forse non sarà all'altezza del suo grande talento bizzarro ed imprevedibile.
Detari lascia agli appassionati di calcio un ricordo indelebile della propria classe. Un talento unico, consacratosi come uno dei più fini numeri 10 del panorama calcistico mondiale tra gli anni '80 e '90, espressione autentica della vera essenza del calcio. Lajos è degno cittadino di Futbolandia, in quanto detentore di fantasia e genio, caratteristiche che nel calcio europeo moderno stanno purtroppo scemando. Chi l'ha criticato, e chi lo critica, continui pure a guardarsi l'Italia di Lippi...

Redondo




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