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Diario


20 maggio 2009

Francisco Maturana

 

 
Francisco Antonio Maturana García nasce il 15 febbraio 1949 a Quibdó, nella Colombia nordoccidentale, figlio di un rappresentante di medicinali e di una maestra. “El Pacho” coltiva sin dai primi anni di vita la passione per il calcio, e a soli 12 anni entra in quello che diventerà il club della sua vita: l’Atlético Nacional di Medellín, arrivando fino alla prima squadra.
 
Maturana calciatore
Francisco Maturana è un difensore dal fisico prestante ma dal tocco di palla felpato, imposta l’azione e si concede qualche colpo di tacco in mezzo all’area. Con la squadra in maglia verde gioca dieci stagioni, conquistando due titoli nazionali. Il primo con un punto di vantaggio sui Millionarios di Bogotà, il secondo davanti all’Once Caldas.
Nel gennaio del 1981 Maturana passa all’Atlético Bucaramanga, per una stagione professionalmente da dimenticare, mentre le ultime soddisfazioni da calciatore le coglie l’anno successivo con la maglia del Deportes Tolima, secondo in classifica a tre punti dall’America Cali. Chiude la carriera di calciatore dopo 12 anni e una manciata di presenze in nazionale.
 
Ascesa e consacrazione in Colombia
A volte un incontro ti può cambiare la vita. Terminata la carriera da calciatore, Maturana sembra avviato verso una nuova attività professionale, quando un colloquio con il mister uruguayano Luis Cubilla lo convince a diventare viceallenatore al Nacional. Maturana capisce che è il momento di “mettersi in proprio”, e la stagione successiva è all’Once Caldas, squadra modesta che il Pacho riuscirà a plasmare a sua immagine e somiglianza.
Nel 1987 è giunta l’ora di tornare all’ovile, quel Nacional che ha contrassegnato la sua vita da calciatore, giungendo al secondo posto in campionato. Ma è soprattutto la bellezza del suo impianto di gioco a raccogliere consensi: un calcio più offensivo, fatto di possesso palla e continui passaggi in orizzontale, frutto di allenamento ed organizzazione, e con un pizzico di creatività tutta sudamericana. Alla vigilia del torneo preolimpico in Bolivia la nazionale si trova in crisi di gioco e risultati, e la Federazione decide un po’ a sorpresa di nominarlo nuovo CT. Dal quel momento la carriera del Pacho inizia a correre su due binari: la Colombia, i club.
Puntando tutto sul blocco Nacional, in tre anni i Cafeteros raggiungono un dignitoso terzo posto in Copa America, ma soprattutto la qualificazione ai Mondiali ’90, traguardo che mancava da ormai 28 anni.
 
La partita perfetta
Corre l’anno 1989, e il Nacional di Maturana conquista a sorpresa la Copa Libertadores, battendo 5-4 ai rigori i paraguayani dell’Olimpia Asunción. I biancoverdi entrano di diritto della storia, in quanto diventano i primi a portare in Colombia il trofeo. Quel successo vale la finale di Coppa Intercontinentale, che vede opporsi i due nuovi profeti del “calcio totale”: Arrigo Sacchi e, appunto, Francisco Maturana.
Noi di Futbolandia, non senza provocarci qualche antipatia, abbiamo sempre sostenuto che Milan – Nacional Medellin è stata la cosiddetta “partita perfetta”, almeno da un punto di vista tattico. Due squadre che giocano in maniera speculare, racchiuse per quasi 120’ in 30 metri di campo, con i sudamericani costantemente in possesso palla cercando il gioco in orizzontale. Naturale conseguenza, la partita scivola via senza particolari occasioni da rete, fino alla punizione di Evani che gela Higuita ad un minuto dai calci di rigore.
E’ una doccia gelata per i colombiani, ma non per Maturana, che nonostante la sconfitta riceve ripetuti elogi a livello internazionale.
 
La nazionale e la gloria
Alla vigilia di Italia ’90 c’è molta curiosità per vedere all’opera la “zona dinamica” di Maturana, ma il ritorno della Colombia alla competizione mondiale si fa subito in salita. La squadra è inserita nel gruppo con Emirati Arabi Uniti, Germania e Jugoslavia, quest’ultima vera forza emergente del calcio europeo. Eppure gli uomini di Maturana centrano la qualificazione agli ottavi grazie a Freddy Rincón, attaccante transitato anche per Napoli, oltre ad un calcio sempre propositivo e spumeggiante.
Il 23 giugno Valderrama e compagni si giocano l’ingresso nelle migliori 8 contro la sorpresissima Camerun, mauna dormita colossale di Higuita a centrocampo spiana la strada a Roger Milla e ai Leoni d’Africa.
Maturana ci riprova allora con la Copa América 1993, classificandosi al terzo posto, venendo eliminato in semifinale dall'Argentina futura vincitrice del torneo. Nello stesso anno si qualifica per il campionato del mondo 1994, il secondo consecutivo da allenatore della nazionale.
La squadra si presenta carica di aspettative e di sogni, in primis quello di brillare agli occhi del mondo. Ma l’obiettivo principale di Maturana è quello di unire una nazione colpita dalle ingiustizie e dal narcotraffico, in preda al sangue e all’odio. Il mondiale si rivela però un fiasco colossale, con l’uscita prematura in un girone molto accessibile, e con il triste omicidio del difensore Andres Escobar, episodio che segnerà in maniera indelebile la nazione.
Il Pacho torna in sella ai Cafeteros nel 2001, e grazie alle reti di Aristizabal regala alla propria nazione la prima Coppa America della storia. In una competizione snobbata dalle grandi, per motivi di ordine pubblico, sono decisive le parate del portiere del Boca Jr. Oscar Cordoba, oltre al gol nella finalissima contro il Messico dell’omonimo Ivan Ramiro.
Maturana chiude la propria esperienza in nazionale nel novembre 2003, con la fallita qualificazione ai mondiali di Germania. E’ la fine di un ciclo spettacolare, fatto di 51 vittorie, 33 pareggi e 22 sconfitte.
 
Maturana girovago
Dopo Italia 90, Pacho approda in Europa al Real Valladolid, e con Higuita, Valderrama e tanta terra bruciata retrocede in Seconda Divisione. Torna allora in Colombia, dove vince il campionato con l’America di Cali, prima di tornare in Spagna, per un esonero lampo all’Atletico Madrid.
Nel 1995 approda alla guida tecnica dell’Ecuador, fallendo però l’accesso alle fasi finali del Mondiale di Francia. Ha comunque il merito di costruire un gruppo solido, da cui ne trae beneficio il suo ex vice, Hernan Dario “El Bolillo” Gomez, che guida l’Ecuador alla spedizione di Corea e Giappone 2002.
Tornato ad allenare in patria al Millonarios di Bogotá, vi rimane un anno prima di approdare in Costa Rica, per poi partecipare alla Gold Cup 2000 con il Perù. Nel 2002 è in Arabia all'Al-Hilal, per vincere il campionato di calcio saudita e guadagnare diversi petroldollari.
Nel 2004 è il primo allenatore colombiano ad approdare in Argentina, al Colon de Santa Fè, salutando tutti dopo un 11esimo posto. Torna tre anni dopo, questa volta al Gimnasia La Plataper rimpiazzare Pedro Troglio, ma viene esonerato dopo risultati deludenti.
Lo scorso anno viene nominato CT della nazionale di calcio di Trinidad e Tobago, ma nell’aprile del 2009 si dimette dall’incarico, lasciando la nazionale caraibica nelle mani di Russell Latapy.
 
Vita privata
Sul finire della propria carriera da calciatore, Maturana consegue la laurea in odontoiatria, al termine di un percorso universitario durato 16 anni. Tolti i panni del calciatore apre uno studio, ma poi preferisce tornare sul rettangolo verde in qualità di allenatore.
Sposato con donna Margarita e padre di quattro figli, Maturana è un uomo di grande cultura. Nel 1991 entra in politica, come candidato del Movimiento 19 de Abril, movimento appartenente alla sinistra riformista, venendo eletto per la Asamblea Nacional Costituente. Da sempre feroce oppositore dei narcos, è celebre per il famoso monito “il nostro calcio e la nostra società hanno bisogno di maggior cultura”. L’appello di Maturana è anche quello di Futbolandia, che si è sempre distinta per la trattazione colta degli argomenti calcistici.
Giornalista per Telecinco e autore di ben due romanzi, El Pacho è un degno ed acclamato cittadino onorario di Futbolandia!
 
 
 Redondo




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12 maggio 2009

Brasileirão,partiti!!!

 Domenica scorsa è iniziato uno dei campionati più equilibrati del pianeta. Ovviamente stiamo parlando del Brasileirão! I risultati ottenuti negli statali potrebbero condizionare l’andamento delle prime giornate ma come in una gara di Formula 1, c’è una gerarchia che regola le posizioni di partenza.

Quest’anno la griglia è così formata:
Pole Position:
Corinthians Paulista: molti danno il Timão come probabile vincitore del trofeo. Ronaldo e soci conteranno, come sempre, sull’ appoggio della Fiel e grazie alle geometrie di Douglas, Dentinho e Andre Santos faranno sicuramente molto bene. Tra  le probabili rivelazioni segnaliamo Boquita. Alla prima, al Pacaembu, i Moschettieri hanno steccato,ma  ripartiranno alla grande, come Mano Menezes ci ha abituato.
Internacional: anche i campioni Gauchos  potrebbero farcela. Il grande ciclo iniziato con la vittoria della Libertadores 3 anni fa non è stato mai interrotto e arrivare al successo nel Brasileirão sarebbe  l’apoteosi. Grazie ad un ritrovato D’Alessandro e ai gol che Nilmar segnerà, il Colorado è un avversario temibile per tutti e lo ha dimostrato vincendo al Pacaembu . In attacco promette bene il giovane Valter, ma il decollo della sua carriera è ostacolato dalla mancanza di umiltà e dalla tendenza ad ingrassare.Taison è già una stupenda realtà. In difesa ci sarà il solito Indio a garantire sicurezza.
Cruzeiro: i campioni di Minas hanno tutte le carte in regola per arrivare in fondo. L’allenatore Adilson Batista sembra aver acquisito l’esperienza necessaria e quest’anno disporrà di una rosa ampia. In attacco ci sono Wellington Paulista e Kleber, ma sicuramente avrà spazio anche il promettente Wanderley. In difesa c’è Thiago Heleno ed in mezzo al campo, oltre al fortissimo Ramires, c’è l’esperto Marquinhos Paranà, che farà da “chioccia” al giovane Bernardo.
 Seconda Fila:
São Paulo: al Morumbi piacciono i tornei lunghi. E forse per questa ragione il Tricolor Paulista non ha vinto lo Statale. Rogerio Ceni e compagni ci hanno dimostrato che, come un veicolo diesel, quando il São Paulo parte, non lo ferma più nessuno. La domanda da porsi, quindi, è: quando si accenderà la locomotiva Tricolor? C’è chi giura che quest’anno ci saranno “occhi solo per la Libertadores” ma si sa, l’appetito vien mangiando e Muricy Ramalho potrà contare in attacco su un trio veramente niente male: Washington, Dagoberto e Borges. Ci sarebbero tutti i presupposti per ripetere i successi degli anni passati quindi, ma ciò che fa partire il São Paulo in seconda fila è l’incognita dei trasferimenti. A giugno potrebbe perdere Miranda e Hernanes, uomini chiave rispettivamente in difesa e a centrocampo. Ma chi lo sa, la squadra potrebbe contare su nuovi talenti, noi seguiamo con interesse Oscar, Formigoni e Mineiro.
Flamengo: alla Gavea quest’anno si sogna. Il ritorno di Adriano è visto come  “il ritorno di un buon figlio a casa”. Considerando la volontà del giocatore di tornare alle sue origini, la scelta di giocare in questa squadra sembra la più appropriata. L’Imperatore potrebbe disputare un gran campionato, peccato che l’allenatore Cuca non gli possa offrire un partner all’altezza. Inoltre manca  un difensore arcigno che comandi la difesa  (il cosidetto “xerifão”). Il collettivo, comunque, è molto ben rodato e ha dimostrato affidabilità e per questa ragione l’Urubu parte come pretendente a un posto in Libertadores anche se, l’eventuale ritorno di Ibson al Porto potrebbe far scendere di parecchio le credenziali della squadra.
Terza fila:
Palmeiras: la Libertadores potrebbe distrarre non poco Luxemburgo e i suoi. Se Cleiton Xavier saprà dosare le sue energie e se Keirrison rimarrà, il Verdão potrebbe fare bene in questo campionato. La perdita di Edmilson, a causa di un infortunio, peserà molto sul reparto difensivo.
Santos: l’allenatore Wagner Mancini è una garanzia. Sembra l’uomo adatto per sbrogliare le matasse della squadra, tra le quali spicca la gestione del talento Neymar. Il ragazzo deve essere seguito con cura, perché molti talenti  sbocciati a Vila Belmiro , come Renatinho e Moraes, non  si sono in seguito affermati, a causa di un loro scorretto utilizzo.  Mancini deve fare i conti anche con la perdita dell’ottimo Lucio Flavio e con lo scarso rendimento dell’attaccante Kleber Pereira, che sembra aver concluso il suo ciclo “magico”. Per fortuna c’è Madson, che  quest’anno ripeterà la bella stagione che disputò l’anno scorso al Vasco.
Gremio: il futuro allenatore del Tricolor Gaucho (pare sarà Atuori) potrà contare su un rosa non molto ampia. La sola presenza di Alex Mineiro e del non convincente Maxi Lopes non garantisce a priori i gol di cui ci sarà bisogno. La difesa che conta su Rever e su Leo ed è aiutata da Makelele, sembra convincente. A correre a centrocampo ci sarà ancora Tcheco e poi c’è  Douglas Costa, che potrebbe disputare la stagione della consacrazione.
Quarta Fila:
Fluminense: con un Thiago Neves “ a tempo” (a giugno vola in Arabia), il Tricolor Carioca si affida completamente a Fred. Durante l’anno potrebbero dare una mano dei ragazzi interessanti: Maicon,Tartà e Alan.
Atletico Mineiro: di male in peggio. Dopo aver esonerato Leão, il Galo ha affidato la squadra a Celso Roth. Meno male che ci sono Eder Luis e un ritrovato Diego Tardelli a “tirare avanti la baracca”. A centrocampo ci aspettiamo molto dai giovani Tcho e Renan Oliveira, mentre in difesa teniamo d’occhio Leandro Almeida e Wellton Felipe.
Botafogo: un attacco interessante e variegato quello formato da Maicossuel, Reinaldo e Victor Simões. Tutto qua.
E poi...
 Anche quest’anno, Futbolandia seguirà come "osservata speciale" una squadra che si trova nella Segundona. Stiamo parlando,ovviamente,del Vasco da Gama. La fase che sta attraversando il Gigante della Collina è ancora confusa e movimentata. Forse a novembre ci saranno addirittura delle nuove elezioni. Al momento,però, l’unica preoccupazione deve essere la pronta risalita. Difficilmente il cammino sarà trionfale come fu per il Corinthians l’anno scorso. L’allenatore Dorival Junior è molto affidabile ma la squadra non è ancora completa e il solo Carlos Alberto non può farcela da solo. In attacco possono fare bene i soliti Allan Kardec e Alex Teixera, assieme al“ dentista” Rodrigo Pimpão che, nonostante i suoi gol, ancora non ci convince pienamente. Pare certa la venuta di Aloisio che riteniamo grezzo e indisciplinato tatticamente. Siamo curiosi di vedere la difesa rinnovata durante il campionato e di ammirare il debutto dell’interista Coutinho in prima squadra. Nella partita di esordio la squadra della Caravella ha battuto il Brasiliense. Adesso bisogna mantenere la rotta, perché si navigherà per tutto l’anno e di mostri marini e bucanieri Dorival Junior ne incontrerà tanti...

Brahma




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