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Un blog per celebrare il calcio che conta


Miti del passato


20 gennaio 2010

Lajos Detari, il Divino

Dopo una meritata pausa abbiamo ricaricato le pile, e siamo pronti nutrire i cittadini di Futbolandia con portate calcistiche assai gustose. Opportuno è ricominciare con un'appassionata biografia.
Ringrazio Brahma per aver sorretto (e diretto) il blog in momenti di enorme difficoltà per il sottoscritto; doveroso pertanto precisare che d'ora in avanti vi sarà una condirezione che spero possa di nuovo appassionare gli utenti. Buona lettura!


"Non c'è nessun problema per vincer la partita, non c'è nessun problema se c'è Detari gol", recitava un coro ultras dei primissimi anni '90. Il soggetto in questione, abile negli assist quanto nell'infilare la porta avversaria, era il Magico Magiaro di Budapest, ovvero Lajos Detari.
Detari cresce calcisticamente nella mitica Honved, e ciò lo esporrà nel tempo ad un paragone tanto inutile quanto dannoso col fenomeno Puskas. Due giocatori estremamente diversi, cresciuti in epoche calcistiche totalmente differenti, ma accomunati da leggiadria e carisma.
Lajos si segnala nella prima metà degli anni '80 come uno dei talenti emergenti del calcio mondiale, forte di tre scudetti conditi da altrettanti titoli di capocannoniere. Agile e felpato, si muove in punta di piedi e a testa alta, sforna assist a ripetizione ed è abile nel dribbling. Ma è grazie al suo destro preciso e potente che balza alle cronache, un mix letale che lo porta in poco tempo a diventare il centro nevralgico della propria nazionale. Una selezione ungherese che, dopo anni di oscurità, torna alla ribalta qualificandosi per i Mondiali 1986 e permettendosi di rifilare un perentorio 3-0 in amichevole alla Seleçao.
Il 24enne Detari trova allora la propria consacrazione nella Bundesliga tedesca, con la maglia del glorioso Eintracht Francoforte, con il quale disputa una sola ma strepitosa stagione, siglando la rete decisiva nella finale di Coppa di Lega contro il Bochum.

Detari all'Eintracht

Al centro di numerose trattative di mercato, il n.10 magiaro accetta la sontuosa offerta dei greci dell'Olympiakos, con il quale metterà a segno diversi gol e vincerà un'altra Coppa di Lega. Il Divino si conferma come uno dei più talentuosi giocatori dell'epoca, e se si confronta il calcio europeo di allora con quello attuale, forse anche ai più allucinati pallonari filo-italioti risulterebbe facile smettere di esaltarsi per Totti & C.
L'arresto del presidente Koskotas lascia la società ellenica in subbuglio, e al Pireo si decide di svendere i gioielli: Lajos passa all'ambizioso Bologna di Scoglio, approdato alla Coppa Uefa. L'inizio di stagione 1990/91 è buono, ma dopo sole 15 giornate l'ungherese si infortuna, e il Bologna retrocede. S'interrompe anche il cammino europeo dei felsinei, nonostante una gemma di rara bellezza regalata da Lajos contro gli scozzesi dell'Heart of Midlothian.






Tra l'Italia e Detari nasce un legame importante, che lo porterà anche ad indossare le casacche di Ancona e Genoa. Terminerà la propria carriera di giocatore girovagando tra Austria e Ungheria, iniziando successivamente quella di allenatore, che forse non sarà all'altezza del suo grande talento bizzarro ed imprevedibile.
Detari lascia agli appassionati di calcio un ricordo indelebile della propria classe. Un talento unico, consacratosi come uno dei più fini numeri 10 del panorama calcistico mondiale tra gli anni '80 e '90, espressione autentica della vera essenza del calcio. Lajos è degno cittadino di Futbolandia, in quanto detentore di fantasia e genio, caratteristiche che nel calcio europeo moderno stanno purtroppo scemando. Chi l'ha criticato, e chi lo critica, continui pure a guardarsi l'Italia di Lippi...

Redondo




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4 marzo 2009

Telenovelas e videogames

 La terra del Cearà, nel nord del Brasile, è famosa, oltre che per le sue bellissime spiagge, per la testardaggine del suo popolo. Mario Jardel Almeida Ribeiro ne è sicuramente un esempio. Mario nasce a Fortaleza, il 18 settembre 1973. La madre, Maria, appassionata di telenovelas, affianca al primo nome di suo figlio quello del più famoso attore dell’epoca: Jardel. Il padre, Cesar Ribeiro, proviene da una famiglia che ha sempre coltivato il sogno di affermarsi nel mondo del calcio, ma senza successo. Nonni e zii hanno giocato nel Ferroviario, la squadra locale che per mascotte ha uno squalo, ma…”il treno della celebrità” non è partito. Sarà Mario a realizzare il sogno di tutti. Inizia come portiere nel Montese, una squadra del suo quartiere, più tardi entra nelle giovanili del Ferroviario per giocare come punta. Anni dopo, in una intervista dirà “non sono mai stato bravo con la palla tra i piedi e per questo ho puntato tutto sulle finalizzazioni, specie nel gioco aereo”. Facilitato dal suo metro e novanta di altezza, i suoi colpi di testa diventano celebri e inizia farsi strada nel mondo del calcio. Nel 1991 partecipa al torneo giovanile di Rio e conquista immediatamente i dirigenti del Vasco da Gama che lo acquistano dal Ferroviario per 27.500 dollari. Il sogno di intere generazioni della famiglia Ribeiro sta per cominciare. Con il Gigante della Collina conquista 3 titoli statali di seguito; dal 92 al 95. I gol segnati sono 27, compresi i 2 della finale giocata contro il Fluminense, tuttavia al São Januario non sono ancora soddisfatti. La fretta di trovare un nuovo Roberto Dinamite è tanta e Mario è ancora giovane. Non sapendo bene come agire, i dirigenti del Vasco optano per una decisione che si rivelerà pessima. Nel 1995, Mario viene dato in prestito al Gremio di Scolari e immediatamente si fa notare. Trova nel terzino paraguaiano Arce, uno dei migliori assist-man della sua carriera e di gol ne segna tanti. Diventa capocannoniere della Coppa Libertadores con 14 gol e, oltre al trofeo Continentale, vince anche 2 titoli statali nel 95 e nel 96 marcando 54 reti. Nel frattempo, il cartellino è diventato proprietà del Tricolor Gaucho che, per assicurarselo, ha fatto una sorta di colletta tra i tifosi.



La fama di Mario, però, ha varcato l’Oceano; e così arriva il Porto che lo mette sotto contratto per 5 anni. E’ un lustro di grandissima gloria. Dal 96 al 2000 Super Mario, come lo chiamano i tifosi, vince 4 volte la classifica di capocannoniere del campionato portoghese, conquistando la Scarpa d’Oro nel 2000 e regna come realizzatore assoluto nella Champions League dello stesso anno. In campionato, i numeri sono davvero impressionanti : 30, 26, 36 e 38 sono i gol segnati in quattro stagioni con la maglia dei Dragoni; a coronare il tutto arrivano 3 scudetti portoghesi e una coppa nazionale. Nel 2000, accetta una sfida che sembra stimolante e ben remunerata. Il calcio turco vuole affermarsi in Europa e il Galatasaray mette sotto contratto, oltre a Super Mario, Taffarel e Hagi. Assieme ad Emre e sotto la direzione di Mircea Lucescu inizia un bel ciclo europeo. La squadra conquista la Coppa Uefa e la Super Coppa Europea del 2000, e fa sempre bella figura in Champions League dove Super Mario, tanto per cambiare, con un suo colpo di testa batte Casillas ed elimina il Real nei quarti della stagione 2001.Tuttavia decide più tardi di cambiare “aria”, forse a causa di alcuni stipendi non pagati con regolarità. Ritorna così alla sua patria adottiva , ma questa volta la destinazione è Lisbona. Nel 2002, conquista due coppe del Portogallo e ancora un titolo di capocannoniere con la maglia dello Sporting.

Super Mario in azione

Ma ciò non sarà sufficiente per farlo partecipare ai mondiali Nippo-Coreani. La concorrenza con Romario non c’è più, ma Scolari non gli rinnova la fiducia e lo lascia fuori dai giochi dalla Seleçao. Il titolo con la Under 20, nel 2000, sarà l’unica gioia di Super Mario con la maglia dei Canarinhos.

L’esperienza nella Premier Ligue al Bolton non è entusiasmante, i gol segnati sono appena 3 ed è così che a 31 anni Super Mario tenta la carta Italia. Nel 2004, passa all’Ancona, purtroppo ha la sfortuna di trovarsi “nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Con una squadra male assemblata che agonizza all’ultimo posto non ci sarà neanche un’ occasione di vedere in azione il vero Super Mario, un grande peccato... Gli incidenti di percorso si ripetono e, come nel famoso videogame, Super Mario inizia a girare da un capo all’altro del Mondo senza trovare pace. Tornato nella sua terra Natale, per vestire la maglia del Palmeiras, si allena un mese e neanche gioca. Ingaggiato dai Newell’s Old Boys gioca appena 3 partite e neanche festeggia il titolo di Apertura argentino.Nel 2005 è in prova in Spagna, all’ Alaves ma finisce disoccupato e ritorna in Brasile, al Goias, dove gioca fino a giugno del 2006. Sembra proprio che, oltre la bella parentesi turca, l’unico paese che gli sia amico sia il Portogallo. Ed è lì che Super Mario torna ancora. Firma col Beira Mar che nel 2006 è risalito nella Super Liga Portuguesa. Mantenere la sua media gol in Super Liga (183 gol in 174 partite) è una grande sfida…e alla fine non si può parlare di una delusione, le presenze sono 12 e i gol 3, ma Jardel ancora vuole girare il mondo e lo ritroviamo a Cipro vestendo la maglia dell’Anorthosis e addirittura in Australia coi Jets. L’anno scorso torna in Brasile nella bella terra di Santa Catarina che già aveva rinvigorito, nel passato, campioni come Edmundo. La maglia di Super Mario è quella giallo-nera del Criciuma, i risultati sono a mio parere discreti ma i piani del Tigre nel 2009 sono diversi da quelli del nostro eroe, e allora…si ritorna casa, al Ferroviario, tornando con un treno carico-carico di gol e successi in giro per il mondo intero…



Brahma






permalink | inviato da futbolandia il 4/3/2009 alle 18:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


1 febbraio 2009

Djalminha

A grande richiesta riproponiamo alcuni pezzi  pubblicati anni fa.Cominciamo con la biografia di un grandissimo...

Se disobbedisci ai tuoi genitori, che preferiscono lo studio al calcio, e poi ti ritrovi a giocare assieme a Pelè non puoi che benedire questa condotta. E’ il caso di Djalma Dias, campione degli anni 60 e 70 che brillò nel Palmeiras e nel Santos assieme a Pelè. Ma nella vita il passaggio da figlio a genitore avviene quasi senza accorgertene ed ecco che ti capita (a volte) di pensare allo stesso modo dei tuoi genitori che tanto criticavi. Quali raccomandazioni potrà aver dato allora il grande Djalma Dias a Djalma Freitosa Dias, detto Djalminha?

Sicuramente quella di contare fino a dieci prima di reagire! Djalminha appartiene infatti ad una delle categorie più affascinanti del mondo dello sport: genio e sregolatezza.

Nasce il 9 dicembre del 1970 proprio nella città di Santos dove il padre a quei tempi divideva lo spogliatoio “del Pesce” assieme a Pelè e Clodoaldo. Ma il padre è carioca ed è quindi il Vasco da Gama che lo fa entrare nella “escolinha de futebol” nel 1984. Il carattere del ragazzo è di quelli tosti: a quei tempi in prima squadra c’erano Roberto Dinamite, Dunga e Geovani ma Djalminha non si fa certo intimidire dai loro nomi. Non trovando posto in prima squadra decide quindi di approdare all’altra sponda. Il Flamengo lo tessera e lo fa giocare in prima squadra a partire dal 1989. Dotato di un ottimo scatto che gli permette di bruciare le difese e di un sinistro formidabile, ben presto conquista un posto da titolare e vince assieme a Junior e Zinho una Coppa del Brasile(1990) un titolo Statale(1991)ed uno Federale(1992). Il Flamengo si rivela un ambiente giusto per crescere, successi e campioni dai quali imparare non mancano. Tuttavia una furibonda lite con Renato Gaucho (un altro che non le manda a dire), provoca il distacco inevitabile di Djalminha dalla Gavea (la sede del Clube de Regatas Flamengo).

E’ il Guarani di Campinas che lo contratta nel 1993 e lo affianca a Luizão, un centravanti proveniente dal vivaio. Formano assieme una coppia di attacco formidabile che il Palmeiras non si lascia scappare. E così dopo una breve esperienza di sei mesi in Giappone allo Shimizu Pulse, nel 1996 si ritrova assieme a Luizão nella città di São Paulo dove difende i colori del Palmeiras.

Fa parte di un vero e proprio squadrone (con lui ci sono Cafu, Muller, Flavio Conceicão e Rivaldo) che stravince il campionato Paulista. Alla fine del campionato le reti segnate dalla squadra del Parque Antartica saranno ben 102 in 30 partite. Tra i tanti segnati da Djalminha, si ricorda ancora un suo gol storico marcato dopo 25 secondi al rivale di sempre, il Corinthians. Ma questi nuovi successi non frenano il suo carattere impulsivo: assieme al suo amico Edmundo, si trova al centro dell’attenzione quando fa a pugni con il fidanzato di una ragazza che aveva adocchiato in una pizzeria, nel quartiere Barra da Tijuca a Rio. Comunque il tecnico Vanderlei Luxemburgo sa bene quanto lui sia importante nell’economia della squadra: è il vero trascinatore di quel Palmeiras che sembra far un solo boccone di tutte le competizioni, ma viene espulso nella semifinale della coppa del Brasile del 1997 contro il Flamengo e la coppa tanto a portata di mano svanisce per sempre.

Gli ammiratori oltreoceano non gli mancano, in particolare Cesar Luiz Lendorio, presidente del Deportivo La Coruna è affascinato dalla genialità espressa in campo dal “sinistro-geniale” (così più tardi lo chiamerà) ed è così che per 12 milioni di dollari il “Depor” lo acquista dal Palmeiras, ancora una volta assieme a Luizão.

Gli anni al Depor

E’ subito un successo, l’Europa intera inizia a conoscere il suo talento e ciò gli vale la convocazione nella Seleção con la quale conquista la Copa America nel 1997. Nel 2000 si realizza il sogno del Presidente Lendorio: la città di La Coruna festeggia il primo scudetto e la Supercoppa di Spagna. Il contributo di Djalminha è stato determinante. Le “dichiarazioni d’amore” da parte del Club non mancano in ogni intervista dei dirigenti, i quali gli perdonano una rissa in una discoteca spagnola che lo aveva visto protagonista assieme al suo amico Edmundo che era andato a trovarlo. Ma nel giugno 2002 accade l’imperdonabile: durante un allenamento, discordando circa un rigore assegnatogli contro dal suo allenatore, scaraventa la palla fuori e affibbia una testata al malcapitato Javier Irureta. Viene subito allontanato dal Club e perde simultaneamente il posto in Nazionale che stava per convocarlo tra i 23 del Mondiale Nippo-Coreano.

Viene prestato all’Austria Vienna dove vince una coppa nazionale e un campionato. Nel 2003 torna in Spagna ma a La Coruna non ritrova gli stimoli di un tempo, l’anno successivo approda in Messico nell’America ma le cartucce le ha ormai sparate tutte. Sovrappeso e con problemi fisici non gioca quasi mai. Il ritorno al Palmeiras lo tenta, ma Djalminha è un radicale e dopo l’ultimo titolo di giornale che nel novembre del 2005 teorizza un interesse del Vasco, annuncia il suo pensionamento dopo 524 partite e 166 gol. Al momento è impegnato in tournee mondiali a promuovere lo Show-Ball (si gioca sei contro sei) assieme agli amici Junior Baiano, "Pantera" Donizete e Paulo Nunes.

Brahma




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